Un collega, neo-convertito ad’iPhone e iPad, ed in procinto di passare a Mac anche come computer di lavoro oggi mi ha detto, “mi sento come se mi avessero detto che è morto Leonardo Da Vinci“.

Trovo il paragone calzante.

Steve Jobs il futuro non l’ha solo immaginato, lo ha anche plasmato per noi.

Ha prima – di fatto – inventato i personal computer, e poi -più di recente- li trasformati, rendendoli fruibili da tutti, immaginando e realizzando un’interfaccia sempre più semplice e intuitiva, sempre più a misura d’uomo (stravolgendo la concezione tradizionale dei computer come macchina astrusa e complicata da far funzionare).

I mac, gli iPhone, iPad, non c’è bisogno di “imparare a usarli”, non ti danno nemmeno il libretto di istruzioni completo. Nella scatola ci sono solo quattro paginette di nozioni di base utili per l’attivazione (non che il manuale non esista, è che proprio non serve. Chi non potesse farne a meno lo trova online. Ad esempio qui trovate quello dell’iPhone con software iOS5).

L’ultima evoluzione nell’iPhone 4s – presentato il giorno prima della sua morte, quasi che abbia resistito per veder lanciato anche il suo ultimo prodotto – va nel senso dei comandi vocali evoluti che ci consentiranno di fare al nostro iPhone una domanda come “Oggi devo mettermi il cappotto?”, e vedergli interpretare il senso, e restituirci le previsioni del tempo.

Qui lo storico discorso che ha tenuto all’inaugurazione dell’anno accademico del 2005 all’Università di Stanford.

Per fortuna, come scritto a tutta pagina nell’epitaffio che gli hanno dedicato i suoi ex colleghi e dipendenti nella homepage, la apple, come forse nessun’altra compagnia, è stata plasmata ad immagine e somiglianza del suo fondatore ed è dunque in grado di continuare a portarne avanti lo spirito.

Detto questo, i bei discorsi – seppur veri – non bastano a vincere quel senso di tristezza che solo i grandi riescono a lasciare anche in coloro che non li hanno mai conosciuti personalmente.

Tristezza che costituisce un tributo alla loro grandezza, perchè riflette il dispiacere per tutte le cose belle e grandi che avrebbero ancora potuto realizzare, che ci avrebbero meravigliato e stupito, e che invece non potremo vedere.

Per John Lennon, erano tutte le canzoni che non aveva ancora scritto.

Per Steve Jobs, è il futuro che non aveva ancora immaginato per noi.

Buon viaggio Steve. Ci mancherai.