publicservantAll’inizio ero indeciso se rendere pubblici tutti i dettagli di questa brutta storia.

Una brutta storia di ordinaria negligenza (di quelle che rovinano il nome ai tantissimi dipendenti PA che vivono il servizio pubblico con dedizione e abnegazione) con riferimento a un semplice nullaosta da inviare tra due Comuni per la Carta D’Identità di un bambino di 3 anni.

Poi mi sono ricordato una verità fondamentale.

La riforma della PA passa anche dal cambio di mentalità dei cittadini che fanno rispettare i propri diritti, e dal denunciare pubblicamente chi fa male e encomiare pubblicamente chi fa bene.

Quanto più spesso e più numerosi reclameremo i nostri diritti, tanto più efficace sarà l’impatto sulla mentalità dei pubblici dipendenti, nella speranza che si compia quella importante mutazione genetica anche dei più reticenti verso la bellissima definizione del loro ruolo che ne da la lingua inglese: “public servants”.

Moltissimi in Italia già si comportano da servitori del popolo, altri invece pensano, per qualche strana ragione, che la loro posizione gli dia privilegi e diritti di vessazione nei confronti dei cittadini, sopratutto di quelli più deboli.

Ecco, a beneficio di quest’ultimo tipo di dipendente pubblico ho deciso di pubblicare il testo integrale del fax che ho inviato qualche giorno fa; per ricordargli che oggi viviamo in un mondo in cui

ogni utente è un megafono, ogni abuso e stortura può esporti al controllo sociale diffuso,

E che ci vuole poco perché una brutta storia diventi il post di un blog, o un articolo di giornale. E magari diventi virale.

Ecco i fatti.

Un padre e una madre “emigrati” dalla Sardegna a Roma, decidono di far nascere il loro secondo bambino (come già il primo) nella loro terra natia, sia per orgoglio patrio che perché il mestiere del padre non gli consente di essere d’aiuto alla futura bi-mamma come dovrebbe.

La mamma e il primogenito si trasferiscono già da qualche mese prima del parto, e il padre fa la spola tra Roma dove lavora e Cagliari dove trascorre i weekend (ricevendo pure la mitica carta Ulisse per la prima volta nella sua vita).

Il piano è che dopo il lieto evento e qualche mese di adattamento, in primavera la famigliola si riunisca a Roma.

Con largo anticipio (i primi di gennaio) la famigliola si reca di prima mattina presso un municipio di Cagliari per fare la Carta D’Identità del neonato. Stavolta tutto va benissimo: dal municipio di Cagliari viene inviato real-time un fax per la richiesta di nullaosta al II Municipio del comune di Roma (ai bambini viene attribuita d’ufficio la stessa residenza della madre). La famigliola viene mandata a casa con la promessa di essere richiamata non appena arriverà il nullaosta. La chiamata arriva il pomeriggio dello stesso giorno.

Qualche giorno dopo quella prima positiva esperienza la famigliola – consapevole che al compimento del 3 anno d’età sarebbe scaduta anche la Carta d’Identità del primogenito – presenta la medesima richiesta al medesimo ufficio di Cagliari anche per il primogenito.

Il 7 di gennaio viene inviata via fax anche questa richiesta di nullaosta, da Cagliari al II Municipio di Roma, sede di via Goito.

 

Stavolta la fortuna non li assiste.

La famigliola, che aveva programmato il rientro a Roma nella seconda metà di marzo inizia a preoccuparsi.

Passano circa due mesi, si festeggiano i 3 anni del bambino e scade la Carta d’identità senza che il nullaosta sia arrivato.

 

Il 3 marzo di prima mattina il padre si reca di persona presso gli uffici di Via Goito del II Municipio del Comune di Roma. Alla richiesta di conoscere le ragioni per cui dopo 2 mesi non è stata ancora data risposta alla richiesta di nullaosta, il  funzionario replica con l’ipotesi insinuante e strampalata che da Cagliari il fax sia stato inviato alla circoscrizione sbagliata o l’invio non sia andato bene.

Il padre, scocciato ma ancora non ancora furioso, si fa dare dallo svogliato funzionario il numero corretto di fax e si congeda dicendo che lo avrebbe fatto rimandare in mattinata e chiedendo quale fosse la tempistica per la evasione della richiesta. “Qualche giorno” è la risposta del solerte dipendente.

Appena fuori dal municipio il padre emigrato comunica, per il tramite della moglie, all’ufficio di Cagliari il numero corretto, che – guarda un po’ – corrisponde a quello usato per inviare i precendenti fax, quello andato a buonfine per il neonato e quello rimasto nel limbo per il primogenito. Al contempo la famigliola si fa confermare dalla funzionaria Cagliaritana gli orari di entrambe le ricevute di ricezione del fax, vecchia e nuova e si sincera che ne esista copia agli atti del comune di Cagliari.

A quel punto il padre prende mentalmente nota di concedere due giorni al solerte dipendente per fare il suo dovere verso un cittadino qualunque (che non si è ancora in alcun modo identificato come fastidioso e pugnace avvocato).

Ovviamente i due giorni passano, e allora l’avvocato prende il sopravvento sul semplice cittadino.

 

Il 5 marzo alle 8pm circa il padre/avvocato prepara una lettera in carta intestata di studio e la manda via fax allo stesso numero di fax al quale vengono inviate le richieste di nullaosta dal comune di Cagliari, in modo che il solerte funzionario la trovi la mattina dopo non appena arriva in ufficio.

Il contenuto del fax lo trovate di seguito.

Secondo voi com’è andata a finire?

 

Scorrete la pagina se volete saperlo e non vi interessa leggere il fax

 

#PADAINCUBO – messa in mora per nullaosta CI

 

Il 6 marzo alle 9:30 di mattina la famigliola veniva avvisata dal Comune di Cagliari che il nullaosta era arrivato.

 

Ora, dico io, è o non è una vergogna che ci voglia la minaccia in carta intestata di coinvolgere la Procura della Repubblica perché un ufficio pubblico faccia il suo dovere?

PS:Non so né mi interessa sapere se in quell’ufficio lavora solo il dipendente che ho incontrato di persona o anche altri; mi interessa, invece, diffondere la cultura per la quale tutti (del settore pubblico ma anche privato) sappiano che il modo in cui si comportano, diligente o negligente, può diventare di pubblico dominio e finire all’attenzione dei dirigenti dello stesso ufficio.

La trasparenza è, a mio avviso, il migliore normalizzatore della vita pubblica e delle relazioni sociali e commerciali.

*

Cambiamo argomento o quasi. Visto questo post parla di Municipi e circoscrizioni, due segnalazioni utili che riguardano due #startup.

 

(1)

LA FILA AL MUNICIPIO NON E’ PIU’ NECESSARIA

quramiNon so se lo sapete ma in quasi tutti i Municipi Romani è stato installato il bellissimo servizio della startup romana QURAMI – incubata presso LUISS ENLABS – che permette di evitare la fila prendendo il numeretto dal proprio smartphone.

Non ditemi che è elitario, ormai quasi tutti i telefoni sono smartphone.

Ora – anche se non risolve problemi come quello descritto in questo post -legati inevitabilmente alla variabile umana – questa è una cosa bellissima ed è vera innovazione (non come la #FatturaPA, vedi post precedente). E’ una cosa che io conosco perché sono appassionato per mestiere e passione di startup e un loro fan sin da quando la startup è stata creata e sono “abbastanza” geek.

Tuttavia, se non fossi un geek, il mio passaggio al II municipio a Via Goito il 3 marzo scorso non mi avrebbe certo informato della esistenza del servizio di qurami.

L’unica visibilità del servizio è data da un’adesivo seminascosto incollato al lato della macchinetta che fornisce i numeretti, in basso.

Ci vorrebbero, invece, a mio avviso dei bei poster grandi con infografiche colorate per divulgare questa utilissima innovazione tra i cittadini che fanno la fila.

(2)

LA MAPPA INTERATTIVA DEI MUNICIPI DI ROMA

Sempre in tema startup. Nordai Srl, con sede all’OpenCampus di Tiscali a Cagliari, che si occupa di informazione geografica e ha creato GeoNue, ogni lunedì si diletta in una attività pro-bono battezzata di realizzazione di mappe utili alla collettività, per mostrare cosa si può fare con gli opendata, qualche altra volta (questa di cui vi parlerò) creando dati che – sembra assurdo – ma non sono disponibili per la collettività.

L’iniziativa è individuabile cercando su twitter l’hashtag #LaMappaDelLunedì oppure a questo link.

Lunedì 2 marzo #LaMappaDelLunedì era la “Mappa Interattiva dei Municipi di Roma“.

Sembra assurdo ma non esisteva una mappa nella quale un cittadino potesse, molto semplicemente, inserire un indirizzo e capire di quale Municipio fa parte.

Se vivete a Roma e avete dovuto iscrivere un figlio alla materna, cambiare residenza, chiedere un permesso per parcheggi blu, sono sicuro che anche voi avete sperato esistesse.

Ora esiste, la trovate qui.